La storia del Convento di Santa Croce

La struttura conventuale di S. Croce è sorta all’esterno del castello di S. Anatolia, lungo il percorso Medievale di collegamento con Scheggino attraverso l’antico insediamento di Pozzano. L’edificazione della chiesa risale al ‘200 o al ‘300, come lasciano supporre alcuni superstiti elementi architettonici: il campanile a vela, tipico di molte chiede romaniche del territorio, sembra avvalorare late datazione. Alla chiesa di S. Croce era annesso il convento dei Minori Osservanti che ospitava anche il Terz’Ordine francescano. Vi era anche un oratorio di S. Antonio con il sodalizio dei “Mulari”: così riferisce Ansano Fabbri nella sua ponderosa “Storia della Valnerina” (1).

Secondo lo storico folignate del XVII secolo Ludovico Jacobilli qui è vissuta una Beata Cristina, terziaria francescana, emula delle virtù della santa omonima martirizzata nel III secolo. “B. Cristina da S.Croce- scrive Jacobilli – fu di gran santità del Terz’Ordine di S.Francesco. Morì in Valliferio o Valle Narco di Spoleto il 10 marzo del 1360” (2). Questa Beata è citata anche nell’Arbour Tertii Ordinis: lo storico irlandese Lukas Wadding ricorda la B. Cristina da S. Croce nei suoi “Annali” (3).

L’interno complesso ha subìto un radicale rifacimento nel XVII secolo. Un documento ecclesiastico del 5 aprile 1610 (pontificato di Paolo V), firmato da Giacomo Vaccaroni, canonico e camerario Lateranense, fornisce interessanti notizie sulla chiesa e sul convento di S. Croce, sorti “in solo et fundo Lateranensi” (4). Il Capitolo della Basilica di S. Giovanni in Laterano, aderendo ad una supplica di Cesare Cardini, oriundo di S. Anatolia di Narco e “procuratore romano”, concede con atto formale la facoltà di restaurare e riportare in buono stato (“in bonum et decentem statum reducere”) la chiesa di S. Croce di Valdinarco, allo scopo di consentire ad alcuni frati francescani di celebrarvi la messa, confessare e predicare “per utilità e salute delle anime di quel luogo e di quelli circonvicini”.

 Da tali documentate asserzioni si arguisce che ai primi del ‘600 la chiesa di S. Croce era in condizioni fatiscenti e in stato di abbandono. In tale documento è espresso l’obbligo per Cesare Cardini di provvedere a proprie spese e col patrocinio di Alessandro Borgia, vescovo di Borgo S. L’originale di tale documento è conservato attualmente da Renato Cardini, discendente di 4 Cesare Cardini. Sepolcro, alla manutenzione e alla conservazione di questo edificio religioso. Con l’Atto Capitolare del 1610 la Basilica Lateranense si riserva la “solita giurisdizione” e tutti i diritti di proprietà sui beni e sui proventi della chiesa di S. Croce, obbligata alla corresponsione di un censo annuo perpetuo (una libbra di cera bianca). In tale documento è previsto inoltre il rinnovo quindicennale di detta concessione da parte del Capitolo Lateranense. Nel 1610 viene pertanto formalizzata la dipendenza giurisdizionale e censuaria della chiesa di S. Croce in Valdinarco dalla Basilica del Laterano. Nel succitato documento è espresso infine l’obbligo di apporre all’esterno, sopra la porta della chiesa, le insegne lateranensi e, all’interno, una lapide commemorativa di tale concessione. Nel 1712 Mons. Giacinto Lascaris, vescovo di Spoleto, compie una visita pastorale alla chiesa di S. Croce e alla comunità conventuale dei Minori Osservanti, ancora presenti a S. Anatolia5. Non si hanno notizie documentate sulle vicende storiche che hanno portato alla consacrazione della chiesa di S. Croce e alla chiusura definitiva dell’annesso convento francescano: è presumibile che ciò sia avvenuto dopo il 1860 e la fine dello Stato della Chiesa, per effetto della legislazione eversiva del nuovo Stato unitario e del relativo incameramento di molti beni ecclesiastici, divenuti Patrimonio del demanio pubblico. La struttura dell’ex-convento è stata utilizzata successivamente, fino a pochi decenni orsono, come sede della caserma dei Carabinieri. Nel 1979 il vano della ex-chiesa di S. Croce è stato restaurato a cura dell’amministrazione comunale di S. Anatolia di Narco e trasformato in una sala-convegni: questa struttura è stata intitolata, con provvida iniziativa degli amministratori locali, ai fratelli Campani, oriundi di Castel S. Felice (attualmente frazione di S. Anatolia di Narco) e vissuti a Roma nel ‘600, rinomati orologiai, ideatori e costruttori di strumenti ottici di precisione.
A. FABBI: – “Storia dei comuni della Valnerina” (p. 338) – Assisi, 1976. (1)
L. JACOBILLI: “Vita dei Santi e Beati dell’Umbria” – Foligno, 1661 – Tomo III (p. 393) (2)
L. WADDING: “Annales Ordiniis Minorum” (1625-1654) (3)